Freelance e libera professione

Freelance e libera professione

“Lanciatore libero”. L’etimologia di freelance dice già molto della natura di questa categoria di lavoratori autonomi. Se all’origine del termine c’è l’idea di guerriero mercenario, con il tempo il concetto si è allargato a tutte quelle persone che lavorano in proprio e non hanno rapporti di subordinazione con il proprio committente.

Il mercato del lavoro, infatti, sta mutando negli ultimi tempi e il numero dei freelance in Europa è notevolmente aumentato: recenti studi indicano che sarà un trend sempre crescente nei prossimi anni. Questo incremento è dovuto in particolare, ma non solo, alla crescita esponenziale delle professioni digitali e al crowdworking, nuove piattaforme on line dove avviene l'incrocio di domanda e offerta di lavoro. In generale il freelance possiede una partita iva, non ha una vera e propria sede di lavoro (spesso si appoggia a spazi di coworking), non ha orari ma non ha neanche la certezza di un compenso fisso.

Per diventare un buon professionista, oltre alle solide competenze relative alla propria professione, il freelance deve lavorare sulla buona reputazione e sul suo personal branding, per ottenere incarichi e quindi una continuità economica. C’è chi distingue tra freelance e liberi professionisti: nel secondo caso si fa spesso riferimento all’iscrizione a un albo professionale (ingegneri, architetti, giornalisti, medici, avvocati, commercialisti, ecc...) costituendo quindi una barriera all’ingresso rispetto, per esempio, a chi fa il grafico, il fotografo, il videomaker o chi si occupa di comunicazione. In realtà il confine si è fatto più labile e sempre più spesso anche il professionista tradizionale, essendo cambiato il contesto di riferimento, si deve continuamente reinventare e specializzare per essere al passo con le richieste di un’economia sempre più “smart”.

L’essere freelance può comportare vantaggi e svantaggi: a un elevato grado di flessibilità fa da contrappunto una certa rigidità per quanto riguarda gli adempimenti fiscali e contributivi, la mancanza di ammortizzatori sociali e la necessità di organizzare il proprio lavoro che non contempla malattia o ferie.